Da bambino, quando mi veniva chiesto cosa volessi fare da grande, io rispondevo “il Medico”. A 6 anni non immaginavo cosa significasse davvero svolgere questa nobile professione, ma ero certo che un giorno l’avrei saputo.

 

Ho scoperto e provato fin da giovanissimo di avere un’ottima manualità: allora il mio talento era il disegno. Già alle elementari, durante l’ora di arte, la classe tutta faceva comunella attorno al mio banco per osservarmi mentre disegnavo. Il maestro addirittura, sosteneva che fossi un artista. Stessa musica alle scuole medie: la professoressa di disegno, incubo di tutta la classe, mi elogiava continuamente. Ricordo con piacere quando in terza media fu organizzata una mostra dei disegni più belli della scuola G. Mazzini e vinsi il primo premio.

 

Come molti miei coetanei, in quegli anni mi appassionai ai motori. La meccanica in particolare suscitava in me  notevole meraviglia, tale da passare i pomeriggi a smontare e rimontare il mio motorino. Dopo averne capito ogni singolo meccanismo, documentandomi su riviste di tecnica, cominciai a elaborare il motore per sfruttarne al pieno le potenzialità. Con pochi mezzi da officina imparai a truccare i motorini, migliorandone carburazione e stabilità, e in poco tempo diventai per passione il “preparatore meccanico” di tutti i miei amici e conoscenti.

 

La mia passione per l’arte e la meccanica e la mia devozione alla precisione trovarono una logica continuazione nella scelta di iscrivermi al liceo scientifico, dove avrei potuto perfezionare le mie abilità non solo nel disegno artistico ma anche in quello tecnico. Di natura altruista e sempre disponibile ad aiutare il prossimo, in svariate occasioni mi ritrovai a tracciare le tavole di disegno per tutta la classe.

 

Ricordo ancora un episodio che avvenne quando frequentavo la seconda liceo. Il prof. di disegno si ammalò e fu temporaneamente sostituito da una supplente. Per testare le capacità della classe, quest’ultima ci assegnò il seguente compito in classe: disegno a mano libera “Casa Romana” da eseguire con il rapido in bianco e nero. Consegnai la mia tavola per primo, e con largo anticipo. La supplente, forse ingannata dalla velocità di esecuzione, appena guardò il mio compito asserì che avessi usato la riga per fare le linee, a detta sua troppo dritte per esser state tirate a mano libera. Sorridendo, presi un foglio bianco, mi recai alla cattedra, e replicai il disegno davanti agli occhi della professoressa, che rimase sbigottita e affascinata dalla mia dote naturale.

 

Quando mi si presentò l’ardua scelta della facoltà universitaria non dimenticai il mio sogno dell’infanzia, e senza esitazione scelsi di iscrivermi ad odontoiatria, per formarmi come “medico della bocca”. Il giorno della discussione della tesi di laurea, i professori della commissione non si limitarono a lodare la validità del mio lavoro scientifico, ma elogiarono il lavoro artistico che svolsi per la tesi: 60 pagine di disegni esplicativi, da me fatti e colorati a mano su cartoncino bianco semilucido. “Talmente belli da sembrare serigrafati”, mi dissero e mi  fecero i complimenti (nel 1986 si utilizzavano le macchine da scrivere; i personal computer erano ancora rari in Italia).

 

Questa manualità si è rivelata una vera dote e mi è stata di grande aiuto in quello che da lavoro è diventato negli anni la mia passione. Una passione che viene riconosciuta e percepita anche dai miei pazienti. Essi sentono la dolcezza e la leggerezza del trapano, ormai un’estensione delle mie mani, quando opero senza anestesia, oppure quando la eseguo, spesso mi dicono: ”Dottore ha già fatto? Non ho sentito niente”.

 

Oggi posso affermare che i miei tratti distintivi sono la cura del dettaglio, quasi maniacale, e l’attenzione a fare in primis gli interessi dei miei pazienti. Da sempre mi pongo nei loro panni chiedendomi “se questa fosse la mia bocca, cosa farei?”, e opero seriamente con tale filosofia.

 

Dopo 30 anni di attività trovo ancora gli stimoli per lavorare con questi  principi, impegnandomi ogni giorno a dare il meglio di me. In conclusione, vorrei ringraziare tutti quelli che mi conoscono e che mi apprezzano per quello che sono e per quello che faccio nel mio studio, e sarò grato a coloro che verranno a trovarmi e mi daranno fiducia.